"Con i piedi per terra e la testa fra le nuvole, Emma iniziò a leggere..."

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martedì 9 maggio 2017

Jane Eyre di Charlotte Bronte

Tra i diversi volumi della libreria di Emma Braccani, ne ho scovato uno particolarmente interessante. Emma lo aveva riposto sull’ultimo scaffale, il più alto di tutta la libreria, per intenderci. L’ho ripulito dalla polvere, Emma dovrebbe imparare ad avere più cura dei suoi libri, ma comprendo la sua noncuranza e non gliene do troppa colpa. Se Emma avesse una vita meno ingarbugliata, sicuramente avrebbe abbastanza tempo per curare i suoi “gioielli” da libreria. Ma torniamo a noi; sulla copertina del libro c’è il volto di una donna dell’ottocento; i suoi capelli sono raccolti a chignon e l’espressione profonda degli occhi rende giustizia alla storia di cui sto per parlarvi. Nel  1847, Charlotte Bronte scrive la sua terza Opera intitolata Jane Eyre, grazie alla quale si aggiudica la fama internazionale. Jane Eyre è un capolavoro senza tempo che fin da subito riscosse un grande successo di pubblico, anche se parte della critica dell’epoca rimase scandalizzata dalla descrizione della passione amorosa della protagonista. Jane Eyre, l’eroina di Charlotte Bronte, è una donna audace, indipendente, autoritaria e sentimentale al tempo stesso. Ho amato questo personaggio sin dalle prime pagine, quando la Bronte racconta di una bambina orfana e affidata alla famiglia Reed a Gateshed dalla quale sebbene sia ripetutamente maltrattata, la piccola Jane dimostra un ammirevole forza d’animo che terrà viva anche quando viene portata nell’Istituto per ragazze povere Lowood, in cui in età adulta, diventerà un’istitutrice alla ricerca del suo spazio nel mondo. Ed è questa ricerca a farsi strada da sola, che condurrà Jane sulle strade di Thornfield Hall, dove si aggiudica il ruolo di istitutrice della figlia dell’amante francese del signor Rochester, affascinato dalla bellezza di Blanch Ingram con la quale convoglierà presto a nozze, rendendo così la sua signora la padrona dei suoi possedimenti.
Jane Eyre è un romanzo di formazione in cui la voce narrante è proprio quella dell’audace Jane. Leggere quest’Opera è stato come trovarmi accanto ad un’amica la quale, alternando momenti di malinconia a quelli di passione, gioia e sofferenza, mi ha reso al corrente della sua incredibile storia che mi ha travolto emotivamente dal principio fino alla fine, ovvero a quelle ultime parole che mi hanno suscitato brividi sulla pelle. Durante il “viaggio”, non ho notato molte differenze tra la Jane bambina e quella adulta; il tempo e le varie esperienze che la giovane vive non hanno fatto altro che acuire in lei i valori che l’hanno resa una donna forte, caparbia e che, nonostante le sofferenze della vita, sia riuscita a tenere integra la propria individualità in una società in cui erano scarse le probabilità di riuscirci. Nel romanzo Charlotte Bronte porta avanti tre aspetti: l’indipendenza, il perdono e la passione. Non posso dire che io le abbia condivise tutte e tre, ma non mi duole affatto ammettere che io abbia scelto questa lettura per l’inclinazione rigida che è stata scelta dall’autrice e per la lotta contro l’emancipazione femminile; prima di avvicinarmi a questa grande autrice, ho letto tutte le Opere di Jane Austen e devo dire che, solo dopo aver letto Jane Eyre, tra le due scrittrici la Bronte si conferma la mia autrice preferita. La sua emotività cupa e realistica rispecchia decisamente la mia. In Jane Eyre respirare l’atmosfera gotica della brughiera è stato quasi famigliare. Non fraintendetemi, adoro le Opere austeniane e ammiro i pensieri ed i principi che ne costituiscono il valore, ma l’atmosfera tranquilla che vi troviamo in ciascuna di esse, non conquista e non appaga appieno la mia interiorità.

Nell’ultima pagina ho trovato un foglietto in cui Emma aveva scritto le proprie impressioni che, da quanto ho visto, non si allontanano molto dalle mie. Sia io che Emma abbiamo amato la psicologia dei personaggi ed i dialoghi che Charlotte Bronte ha scritto con notevole passione, nonché le descrizioni dei paesaggi, degli oggetti e degli scenari che la giovane Jane sembrava descrivere al lettore con la voce del cuore. Penso che “tornerò” in brughiera prima o poi, facendomi travolgere ancora dai dialoghi tra Jane e Mr Rochester, un uomo colto, ricco e affascinante, proprietario terriero che non impiega molto ad innamorarsi della giovane la quale, a sua volta, si innamora follemente di lui il quale però ha un segreto da nasconderle, un matrimonio vantaggioso, voluto dal padre in Jamaica, con una donna molto bella e nel cui sangue scorre il gene della pazzia. Soltanto dopo il matrimonio, Mr Rochester, allora ventenne, viene a conoscenza delle stranezze di quella moglie la cui malattia lo porterà a rinchiuderla in una parte della tenuta, escludendola per sempre dalla società. Errori che sembrano irreparabili, ma sarà la fede in Dio a ricondurre Jane sulla via del perdono e, naturalmente, dell’amore.  

lunedì 20 marzo 2017

Quanto amore vero c'è nei libri?

Buon lunedì, amici. Oggi torno sul blog con un nuovo argomento. È da un po’ che chiedo come mai io abbia ignorato i due libri più famosi dell’autrice Jojo Moyes. Sto parlando di “Io prima di te” ed il suo seguito intitolato “Dopo di te”. Come mio solito fare, qualche giorno fa, sono tornata a ficcanasare nella camera di Emma Braccani e sorprendentemente mi sono trovata a sfogliare questi due libri che non erano impilati assieme agli altri. Emma li aveva infilati in un vaso color lilla, forse, ho pensato io, per darne un senso metaforico. Chi ha letto il mio romanzo, saprà benissimo che Emma è una ragazza creativa, pensosa, con una gran voglia di scovare il senso in ogni cosa, in questo caso nei libri, nelle storie che legge. Credo sia lo scopo di ogni lettore, di un buon lettore. Ebbene, ho deciso di prendere in prestito tutti e due i libri della Moyes, sperando di assaporarli velocemente, poiché non vorrei mai dare alla mia eroina il dispiacere di non trovare più i suoi amati libri. Quindi in quattro giorni sono riuscita a terminare il primo capitolo “Io prima di te” e in meno di una settimana ho scoperto le vicende narrate in “Dopo di te”.
Cerco sempre di non leggere i cosiddetti “libri del momento”, poiché non sono tanto affascinata dal giudizio divulgato dalla massa. È la stima che nutro nei confronti di Emma a condurmi sempre verso nuove letture, talvolta anche quelle che sono di tendenza. È grazie a lei, quindi, che ho scoperto questa autrice, ritenendola la migliore nel suo genere poiché, nelle sue storie, si arma quasi sempre di realtà e sentimenti. “Io prima di te” è senza dubbio un libro emozionante, realistico. I personaggi sono ben caratterizzati anche se la protagonista, Louisa, ragazza dai gusti bizzarri, mi ha tanto ricordato il famoso personaggio di Ugly Betty. Will Traynor invece, l’ho trovato un personaggio meno stereotipato e molto intrigante a livello intellettuale. Leggere le sue battute, il suo vissuto, è l’aspetto più toccante del libro. L’autrice è stata in grado di raccontare una realtà che purtroppo colpisce molte famiglie, colorandola con un pizzico di simpatia. Una storia dunque che oscilla tra l’emozione negativa ed il sorriso.
"Per qualche tempo ti sentirai a disagio nel tuo nuovo mondo. Ci si sente sempre disorientati quando si viene sbalzati fuori dal proprio angolino rassicurante... C'è fame in te, Clark. C'è audacia. L'hai soltanto sepolta, come fa la gran parte della gente. Vivi bene. Semplicemente, vivi!" - Will . Un romanzo bello, per certi versi realistico ed emozionante. Jojo Moyes ci ha deliziato con un sequel per nulla scontato e di supporto per molte persone. Perché? Be' il lutto per le persone a noi care, incenerisce il cuore facendoci dimenticare di esistere e la Moyes con questo romanzo, ha esplorato e analizzato la dimensione di una persona, in questo caso di Louisa Clark la quale, in assenza di Will, ha dimenticato i passi importanti per vivere. Vi consiglio questo libro perché, sebbene alcune scene siano un po' cinematografiche e di stile poliziesco, vi terranno incollate dalla prima all'ultima pagina, e vi condurranno insieme a Clark sui passi giusti. 
Ma ora passiamo al quesito di oggi. È da un po’ che non faccio altro che chiedermi: quanto amore vero c’è nei libri? Ebbene, per rispondere alla mia domanda ho ritenuto opportuno immedesimarmi in fogli di carta, in particolare, ho immaginato di essere le pagine di un romanzo, da cui ho assorbito ogni macchia d’inchiostro, riprendendo fiato ad ogni punto inflittami dalla penna e cullandomi nel dolce tratto delle virgole. Perché i romanzi rosa sono sempre più favoriti dei romanzi che trattano d’altro? Siamo sicuri che quest’ultimi non presentino mai tracce di amore, ma solo quelle di odio? L’amore tra due personaggi che assaporiamo nei libri è davvero così autentico al concetto dell’amore? Direi di no. Il concetto di "amore" è così vasto che non sarei contraria se un giorno qualcuno si rifiuterebbe di scrivere storie d'amore. I due argomenti, odio e amore, dovrebbero essere affrontati e trattati con consapevolezza e con realismo. Sapete, io sono soltanto un foglio e ricordo che, talvolta, sentivo il tratto d’inchiostro marcarsi di più, pungendomi e trasformando tutte le emozioni positive che avevo assorbito fino ad allora, in emozioni negative. Così ho capito che amore e odio sono due sentimenti che ne valgono una sola.
L’uno è intrinseco all’altro anche se nella storia vedremo prevalere soprattutto il rosa e in minima parte il nero. Ma io sono realista, e poiché sia stato in un certo senso piacevole leggere un romanzo così ottimista, io esamino i punti neri della storia. Sono piccole fratture, lo so, ma proprio per questo le ho ritenute inverosimili. Immaginiamo di essere a teatro, presto assisteremo ad uno spettacolo, ovvero alla riproduzione esatta della realtà. Non ci resta che viverla: le luci si spengono e, nello stesso momento, vediamo accendersi dinanzi a noi altri riflettori che puntano sul palcoscenico; si apre il sipario, entrano in scena L’Amore e il Bene. Non dopo troppo tempo però, uno dei due si muta in “Male” e L’Amore, provando nel petto un dolore insopportabile, cade a terra. Vediamo il sipario alzarsi di nuovo e di lì a poco, si fa avanti un’ombra che sentiremo chiamarsi Odio. Sarà colui che raccoglierà ciò che rimane de L’Amore, facendolo uscire di scena, ferito e dolorante. Adesso, sul palco, rimangono soltanto loro due: il Male e L’Odio.
Rifletto sulle mie immagini e capisco che quello a cui ho assistito non è stato altro che un processo di scambio in cui viene data la precedenza, per coscienza o meno, ad un’ombra maligna e protettrice. Quante volte ci è capitato di rimanere feriti tanto da mettere da parte l’amore, armandoci così dell’odio? E quante volte abbiamo detto a noi stessi la frase: “Sono cambiata, non sono più quella di una volta”. In realtà io credo che nulla è cambiato dentro di noi, saremo sempre le persone che sognano l’amore che, come ogni cosa, è munita della sua parte oscura: l’odio per l’appunto, che interviene soltanto quando l’amore è stato inibito dalla luce rossa del semaforo, dando così la precedenza all’odio che, dall’altra parte della strada, ha trovato il verde. Ad ogni concetto persiste sempre il suo contrario: Felicità/ tristezza; gioia/dolore; ottimismo/pessimismo, bene/male… ecc. Solitamente quando la situazione lo necessita, l’uno prevale sull’altro. Io posso amare qualcuno, ma quel “qualcuno” può deludermi e in me si accenderà la fastidiosa spia dell’odio, quel sentimento che può essere governato o meno dalla nostra coscienza. Sebbene sia stata ferita possono trasformarmi in un vigile urbano e non dare mai la precedenza all’odio. Lo lascio lì impostato perennemente davanti alla luce rossa del semaforo. L’odio è un guerriero che al di là del suo scudo protegge l’amore, lo tutela. In caso contrario, L’Amore esiste e persiste in una forma diversa, forse più debole ma avrà tempo di riprendersi e rifiorire. A questo punto, torniamo a teatro; lo spettacolo è finito e, purtroppo, ci accorgiamo che nel cuore ci ha lasciato tanta amarezza; l’amore è appassito e il male ha avuto la sua ultima battuta, uscendo di scena trionfante. Usciamo dal teatro angosciati, rabbiosi, frustrati poiché avremmo voluto che la storia terminasse in un altro modo, che si chiudesse con il cosiddetto “lieto fine”. La vita non è mai banale e, di conseguenza, non dovrebbe esserlo alcun libro, indipendentemente dal suo genere. Quindi siamo rimasti fermi nella scena in cui L’Amore ha perso per sempre. Siamo a casa, ci abbandoniamo su una comoda poltrona e riflettiamo su quanto visto. La mente diventa un groviglio di pensieri, vorresti fare qualcosa per sbrogliare quella matassa. Da semplici spettatori diventiamo scrittori che si pongono un unico obiettivo: quello di cambiare il finale della storia. Senti ardere dentro di te la fiamma della rivincita, senti innalzarsi un grido di rivalsa e capisci che l’unica cosa da fare è partire dalla fine, parlare di ciò che nella realtà non va come dovrebbe andare. Ad ogni parola corrisponde un suo contrario. Per ritornare sulla giusta via, per ritrovare L’Amore, dobbiamo necessariamente partire dalla cattiva strada, da ciò in cui tutto è finito. L’ultimo vincitore, ovvero L’Odio. È da qui che si originano le storie negative, dove prevalgono emozioni quali l’odio, la rabbia e il rancore e sebbene sappiamo che il “nostro” libro verrà rifiutato dalla maggior parte dei lettori, poiché le persone non desiderano angosciarsi con storie infelici, ci facciamo coraggio, invitandole ad assistere ugualmente al “nostro” spettacolo, ad un nuovo spettacolo. Inizialmente, il Pregiudizio li fa esitare all’entrata ma poi, con l’intervento dell’Intelligenza, lo vediamo mettersi da parte, permettendo così alla frotta di gente di affluire all’interno della sala. È fatta, abbiamo il nostro pubblico composto da persone scettiche, avvezze a storie di un’altra natura, quella felice, quella leggera dove sul palco L’Amore ha sempre la meglio dalla prima all’ultima scena. Si apre il sipario ed eccoli lì: vediamo entrare sul palco il Male e L’Odio, dietro il cui scudo intravediamo il faccino impacciato de L’Amore. È ancora debole per intervenire. Per la prima metà del libro, assistiamo a scene di violenza, ad una vera e propria battaglia tra i due protagonisti che suscita in noi emozioni prettamente negative, vere, dalle quali desideriamo liberarci. Osservo il pubblico che per la prima metà del libro si mostra partecipe: a volte è in delirio e, preso dalla rabbia, lo vedo incitare L’Odio a farsi valere, a infliggere la sua spada nel Male. Avverto vibrare sulla mia pelle, l’emozione della gente che fa da collante ai loro cuori. Vedo un pubblico alleato, un pubblico che non mi sarei mai aspettata di vedere, un pubblico che dapprima aveva rifiutato il mio spettacolo e che poi sembrava addirittura amarlo. È stato un viaggio, una carica di adrenalina allo stato puro e finalmente quando L’Odio ha sferrato il suo ultimo colpo al Male, ci crogioliamo tutti nella felicità di vedere riapparire sul palco, la figura rosea e celestiale de L’Amore. L’Odio si è fatto da parte per dare di nuovo luce all’Amore. I riflettori si accendono per tutto il teatro e le persone scattano in piedi, applaudendo calorosamente alla luce che, con coraggio e sagacia, è stata in grado di riemergere dal buio.
Un libro di rabbia e di odio non vi emozionerà meno di un libro d’amore. Un libro d’amore, leggero dal punto di vista della trama può sottintendere l’odio e viceversa. Un romanzo regala emozioni vere soltanto se rispecchia la realtà. Siamo uomini, ma siamo anche nemici di un branco di lupi che agiranno sempre per il proprio bene. Siamo egoisti per quanto sentimentali. Cerchiamo l’amore nei libri, poiché non lo troviamo nella realtà; ci vuole coraggio e tanta voglia di fare la differenza per scrivere libri che, in un primo momento, sono contrapposti alla felicità, al bene, ma ce ne vuole altrettanto per mettere da parte il Pregiudizio ed affacciarsi ad una realtà di carta. 
“Un libro d’amore parlerà sempre di odio; un libro di odio, parlerà soprattutto di Amore”.
Un’ultima cosa; poco fa vi ho detto che Emma ha lasciato i due libri di Jojo Moyes dentro ad un vaso color lilla. Quando sono tornata a casa sua, il vaso era ancora sul davanzale della finestra; benché privo di terra, ho rinvasato i due romanzi, posizionandoli quindi dove li avevo trovati l’ultima volta. Con mia grande sorpresa, al suo interno ho trovato un post-it con su scritto: “L’odio pianterà le sue radici dalle quali fiorirà L’Amore”. 
By Emma,

sabato 4 marzo 2017

Un romanzo, un'oca e una famiglia inglese



Buon sabato, amici!
Torno sul blog un po’ malinconica, angosciata, nostalgica o forse confusa.
Credo che sia stato a causa del sole, comunque. Mi ha tenuto compagnia, fino a quando non sono arrivata a destinazione. I suoi raggi toccavano qualsiasi superficie e la calura che mi sentivo addosso ha avuto un brutto effetto su di me. Ero a passeggio diretta verso, be’ credo che ormai lo sappiate. Dovevo riportare il libro che ho preso in prestito la volta scorsa, così nel primo pomeriggio, dopo essermi munita di giacca, borsa e una buona dose di prudenza, mi incamminai verso casa di Emma, dove avrei riposto la mia ultima lettura. A proposito: sapete quale ho scelto? Vi do qualche indizio.
Non siete più nel sud Italia, neanche al Nord qualora, come Emma Braccani, foste di Milano o che ne sappia io. Non siete neanche nel centro Italia, anzi diciamo che non siete in Italia. Intorno a voi vedete solamente una pianura verdeggiante e, in lontananza, udite lo scroscio di qualche torrente. Siete avvolti da una luce pallida e, puntando gli occhi al cielo, si potrebbe dire quasi che sia un tempo incerto, ma l’odore di campagna vi tiene comunque distesi lì, impegnati a leggere e a mangiucchiare qualcosa di goloso che prendete dal vostro cestino da pic-nic.
Una voce femminile echeggia nell’aria, distraendovi dal piacevole momento da cui non vorreste mai andarvene. Sentite qualcuno che, chissà dove, sta implorando una figlia ad accettare quel che sembrava essere, alle vostre orecchie, una proposta importante.
“Lizzie! Figlia ingrata!”
E sì, doveva essere tanto arrabbiata la signora Bennet.
Orgoglio e Pregiudizio, film 2007
Orgoglio e pregiudizio è il miglior romanzo che, a mio parere, Jane Austen avesse mai potuto scrivere. I personaggi sono ben caratterizzati e i dialoghi non mi hanno stancato neanche per un momento! Lo stile, benché di un’altra epoca, è piacevole e impeccabile.  I luoghi, le stanze da ballo e l’aperta campagna, sono descritti con semplicità e gusto. Lo so, adesso mi starete rimproverando il fatto che non vi abbia catapultato in una di quelle sontuose stanze dove Elizabeth e l’attraente Mr. Darcy hanno danzato scambiandosi opinioni a fior di pelle, ma c’è un motivo per cui io non l’abbia fatto. Innanzitutto, non ho mai messo piede in una stanza reale e poi, mentre percorrevo una stradina che mi avrebbe condotto fino a casa di Emma, mi è capitato di scorgere un’oca. Era lì, sul prato che avanzava vacillante verso un laghetto e benché fossi ancora presa dalle vicende della famiglia Bennet, pensai che quel simpatico animale potesse essere scappato dal pollaio della cara famiglia inglese. Così ho voluto far venire anche voi, metaforicamente parlando, ovviamente. Posai il libro sullo scaffale della libreria di Emma, lei come al solito non c’era ed è stato meglio così poiché, prima di ritirarmi, ho indugiato nella sua camera dando un ultimo e intenso sguardo a quel capolavoro, bello, affascinante, realistico di cui ancora sento vivere, nella mia mente, i personaggi che lo hanno arricchito e reso autentico.

“Ho lottato invano. Non c'è rimedio. Non sono in grado di reprimere i miei sentimenti. Lasciate che vi dica con quanto ardore io vi ammiri e vi ami.”
Mr. Darcy.

Elizabeth Bennet e Mr Darcy

“Vanità e orgoglio sono due concetti ben diversi. Si può essere orgogliosi senza essere vanitosi".
"L’orgoglio si collega piuttosto all'opinione che abbiamo di noi stessi, la vanità è ciò che desidereremmo fosse l'altrui opinione.”
Jane Austen.



“Avrei potuto perdonare la sua vanità se non avesse mortificato la mia.”
Elizabeth Bennet.
Orgoglio e Pregiudizio, Rizzoli 2016
[...] si trovarono a una ventina di iarde uno dall'altra, e il suo apparire era così improvviso, ch'era ormai impossibile evitare il suo sguardo. Subito i loro occhi s'incontrarono e a ciascuno il viso avvampò del più intenso rossore. Egli ebbe un vero e proprio soprassalto e per un attimo sembrò paralizzato dalla sorpresa; ma ridivenuto presto padrone di sé, avanzò verso il gruppo e parlò ad Elisabeth, se non in tono di calma assoluta, quanto meno di perfetta cortesia..." •Orgoglio e pregiudizio. 🌷📖

mercoledì 22 febbraio 2017

Ragione e Sentimento, Jane Austen


Ragione e Sentimento di Jane Austen
C'è una libreria, una delle poche che io abbia mai consultato e contemplato. Proprio lì davanti, ne ammiro i colori delle rilegature, mentre scivolo con gli occhi da un titolo ad un altro, da un autore a quello che chissà, essendo suo contemporaneo, magari era stato un rivale. Emma non c'è, non so dove sia, ma suppongo che anche oggi si trovi al convitto Julius. Ho approfittato della sua assenza e benché io non fossi sicura se sarà momentanea oppure no, cerco di fare tutto alla svelta.
Cinque giorni fa, così come oggi, mi sono intrufolata nella sua stanza con l'intenzione di "rubarle" un capolavoro senza tempo, un classico che a guardarlo - aveva il segnalibro a un terzo della metà- mi è sembrato una sua lettura recente. Non era impilato assieme agli altri libri; Emma lo aveva lasciato sul letto, accanto a un dvd della serie di The O.C. Credo che ne sia quasi ossessionata, poiché lo sorpresi fuori dalla custodia già qualche giorno prima. Tuttavia, mi infilai il libro nella borsa ed uscii in punta di piedi pensando a quanto tempo avrei impiegato per leggere "Ragione e sentimento" di Jane Austen. Ammetto che lo avevo letto già qualche anno addietro, ma aver lasciato un libro solo, fuori dalla sua "dimora" e lontano dai suoi simili, mi è sembrato peggio di un esilio e sarebbe stato brutto da parte mia lasciarlo lì. Avete presente quei "famosi" - immaginate come se lo dicessi con tono sprezzante- sandali con i due buchi laterali poco prima della punta al di sotto dei quali appaiono quegli incantevoli calzettoni bianchi tirati fino alle caviglie con tanto di merletto?
Ecco, se ci siete riusciti ad immaginarli chiedo venia. Ma sì, il paragone che mi viene da fare è proprio quello: il libro di Jane Austen era così, letteralmente fuori posto! Esattamente come quei sandali con i memorabili calzettoni bianchi. Ma torniamo a noi e alla lettura che ho scelto qualche giorno fa dalla libreria di Emma.
Quando leggo un libro di Jane Austen non sono mai a casa, metaforicamente parlando.
Non importa la storia, non importa chi siano i personaggi, è la cara zia Jane! Unica nel suo genere! La lettura di qualsiasi Opera di Jane Austen è piacevole, intrigante, stimolante! "Ragione e Sentimento" ha rappresentato per me il primo approccio verso questa nota autrice. Un trampolino di lancio alla scoperta della letteratura inglese. Marianne e Elenor, le protagoniste di questa storia, sono due sorelle e, come ci fa capire bene Jane Austen, sono caratterialmente molto diverse. Sono le figlie nate da un secondo matrimonio del Signor Dashwood. Oltre a loro c’è anche una sorella minore, Margaret e il fratello maggiore John, che è nato dal primo matrimonio e quando il padre muore, la tenuta di Norland passa proprio a lui! A John Dashwood. Poco prima che il povero Signor Dashwood lasciasse la sua famiglia, fece promettere al figlio maggiore che, dopo la sua morte, si sarebbe preso cura della matrigna e delle tre sorellastre. Qualcuno però impedirà la realizzazione di questa promessa: la moglie di Mr John, la signora Fanny, donna profondamente egoista, riuscirà a persuaderlo a non donare alcuna eredità paterna. Questo è uno dei personaggi più odiosi dell’intera Opera! Per fortuna il suo personaggio non appare spesso, ma i personaggi della Austen sono così realistici che se non li vediamo esibirsi sul palco, essi agiscono e continuano a vivere dietro le quinte.  A quel punto, le tre donne di casa Dashwood si ritrovano sole in una condizione di estrema precarietà economica e, per tal motivo, la madre teme per il futuro delle sue figlie. Dal Sussex si trasferiscono nel Devonshire, a Barton Park; un lontano cugino Sir John Middleton, a conoscenza delle loro difficoltà economiche, dimostra loro grande solidarietà invitandole a risiedere nel suo Cottage ad un prezzo inferiore del valore reale.
Rammento ancora il momento in cui la famiglia Dashwood, a bordo di un vecchio calessino, va incontro ad una nuova vita, lasciandosi alle spalle tutti i dolori subiti e le umiliazioni che susseguirono a causa dell’invasiva presenza di Fanny. A mio parere è un punto molto toccante del romanzo: dalle pagine traspare nostalgia, malinconia, ma anche un pizzico di eccitazione per il mistero di quello che riserverà loro il futuro. Passiamo alle due protagoniste: Marianne ha un carattere dolce, affabile, malleabile e da vera sognatrice. Elenor invece, sin dai primi capitoli, dimostra una durezza d'animo; ella è riflessiva e razionale, osserva con estrema preoccupazione l'indole romantica, impulsiva della sorella. Nonostante questo, sono legate da un fortissimo affetto. Ho sempre favorito il carattere di Elenor a quello di Marianne, ma non saprei dire quale fra i due fosse migliore dell’altro. Qualsiasi tipo di personalità, estroversa o introversa che sia, ha dei pro e dei contro. Quante volte ho sentito gente lamentarsi del proprio carattere, desiderandone un altro. Sono considerazioni immature, poiché nessuna personalità è perfetta o forse, lo è soltanto al momento della nascita. A volte sembra quasi che Marianne reclamasse il carattere distinto della sorella maggiore, poiché la ritenesse saggia, matura e coscienziosa, ma in realtà, come giusto che sia, rimane fedele a se stessa, ai propri desideri e ai propri modi di fare.  Un giorno nella loro vita appartata irrompe l'affascinante Willoughby: colto, galante, impetuoso, non può che rubare il cuore della giovane Marianne. Ma anche la passione più ardente è destinata a scontrarsi con la spietatezza della realtà. Marianne benché fortemente innamorata di Willloughby che si rivelerà d’essere un uomo di poco valore, sprofonda in un dolore quasi instancabile che sembri non volerla lasciare mai.
 Era questo il più grande timore di Elenor, che per giorni aveva deciso di nasconderle le cattive intenzioni del giovane. Così saggia dunque, da prevedere la reazione della sorella, tenendo poco conto dell'angoscia che custodiva dentro di sé. L'amore tra sorelle infatti, ha il potere di scacciare via dal cuore qualsiasi altro di problema personale ed Elenor, ragazza altruista e riservata, dimostra una grande forza a mettere da parte i propri sentimenti nei confronti di Edward Ferrars, fratello di Fanny. Il rapporto fra i due è principalmente scandito da un reciproco rispetto, stima e silenzi, che verranno interrotti da un’agghiacciante rivelazione. Entrambe le sorelle Dashwood combattono interiormente per l’amore, chi in un modo e chi in un altro. Elenor è capace di razionalizzare i sentimenti, o almeno, si illude di poterlo fare, mostrandosi sempre a pieno delle forze. Per entrambe la Austen ha tracciato un destino felice, romantico. A fine lettura non so se io abbia provato più stima per l’autrice o per i personaggi. È stato un viaggio quasi realistico. La sua lettura la consiglierei anche alla persona meno romantica del mondo, perché? È presto detto: Opere come “Ragione e Sentimento”, non solo offrono agli occhi del lettore uno stile eccezionale, ma lo catapultano in un’epoca che, sebbene fosse lontana dai nostri tempi, ha tanto da insegnare. Lo stile di Jane Austen lo trovo delizioso e di gran lunga piacevole.

Ripongo il libro dove lo avevo trovato e scatto anche una foto con il cellulare. Anche oggi ho preso in prestito un altro libro dalla libreria di Emma, ma per saperne il titolo dovrete aspettare la prossima recensione. 
Ragione e Sentimento di Jane Auste, Giunti 2014