Ciao amici,
quest’oggi mi troverete un po’ critica, come la maggior
parte delle persone, d’altronde.
Ho fatto un’imboscata rapida nella camera di Emma; è stata
rapida perché ho temuto che qualcuno mi stesse inseguendo, quindi non mi sono
trattenuta più di quanto in realtà avrei desiderato. Anzi, vi dirò…sarei voluta
tornare indietro oppure nascondermi in qualche parte ed abbandonare, almeno per
oggi, l’intenzione di prendere in prestito un libro dalla sua libreria. In
effetti, già da un po’, covavo il desiderio di leggere “Madame Bovary”, ma quando
sono arrivata, sudata e asfissiata, con grande delusione, mi sono accorta che
quel libro mancava; eppure ero sicura che ci fosse dal momento in cui la volta
scorsa lo vidi sugli scaffali impilato assieme agli altri simili e che da
allora mi promisi che sarebbe stata la mia prossima lettura. Voi mi direte che,
al suo posto, avrei potuto scegliere qualsiasi altro libro, poiché qualsiasi
testo è accettabile e rispettabile e io vi risponderei che avete ragione ma qualcosa
mi ha bloccato nel volerlo fare.
Avevo un importante incontro con una delle mie amiche e il
suono del cellulare non ha esitato a ricordarmelo. La mia risposta è stata
rapida così come la battuta della mia amica che, come sempre, ha del sarcasmo. Ma
non tutti sono dei professionisti del “mestiere”. Il sarcasmo è per i più
abili, non per gli stolti. Vi è mai capitato di sentirvi dire da qualcuno che
siete degli asociali soltanto perché trascorrete la maggior parte del vostro
tempo a leggere rifiutando più inviti per uscire che buoni sconto da parte de La
Feltrinelli? A me sì e puntualmente ho dovuto sorbirmi quelle angoscianti,
deplorevoli e insulse dichiarazioni che comprendono sempre la parola “asociale”.
Be’ cari amici, posso dire che io provi un certo disgusto
davanti a tanta arroganza e prepotenza. Chi ama leggere viene categoricamente
identificato come un disadattato, è brutto dirlo ma è così. Trovo più società in un libro che nella
società stessa, peccato che loro ancora non lo sanno. È mai possibile che
ancora oggi nel 2017 le persone che nutrono un amore sconfinato per i libri
debbano essere giudicate da chi non ha neanche mai giudicato un proprio tema
alle elementari? E non ditemi che si era troppo piccoli per farlo, perché
allora dovrei essere stata l’unica, assieme alla mia classe composta da venti marmocchi,
a sentirmi chiedere dalla maestra: “Secondo te, Bacchetta, che voto meriteresti
per questo tema?”. Avanti, la capacità di giudizio ci è stata conferita a tutti
sin dalla nascita, ma per svilupparla ci serve intelligenza che,
paradossalmente, non ci viene instillata dai libri. L’intelligenza non è
abbinata al sapere, ma al saper riflettere, pensare o almeno io la penso così.
Fate conto adesso che una lunga linea sia tracciata sotto ai verbi “saper
riflettere” e accostatela al “saper giudicare”, con una matita, una penna o
come volete. Tutti lo sanno fare, ma pochi lo fanno correttamente. Eccovi il
motivo per il quale io sia tornata a casa senza aver preso in prestito un libro
dalla libreria di Emma; la mia amica mi stava aspettando già da un po’ nel
posto dove ci siamo date appuntamento e, durante il tragitto lento e con meno
paura di esser scoperta, ho riflettuto a lungo sulla sua battuta sarcastica. Grazie
a lei sorrido, grazie agli altri… penso. Grazie ai libri conosco la società.
